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ALLA CHIESETTA DI SANTA ZITA PER COMMEMORARE I CADUTI DELLA GRANDE GUERRA

Cerimonia chiesa Santa Zita

Centinaia e centinaia di persone si sono ritrovate oggi a Passo Vezzena per la cerimonia del 10° anniversario della costruzione della chiesetta di Santa Zita, simbolo di pace e di fratellanza fra i popoli. Alla commemorazione vi era il presidente della Provincia Ugo Rossi che, affiancato dall’assessore provinciale Tiziano Mellarini e dall'arcivescovo metropolita di Trento, monsignor Lauro Tisi, ha accolto il segretario di Stato del Vaticano, S.E. il cardinale Pietro Parolin, che ha voluto partecipare alla significativa ricorrenza. Accanto al presidente vi erano il sindaco di Levico Terme Michele Sartori, numerosi sindaci dell’altipiano, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il presidente della sezione Ana di Trento Maurizio Pinamonti e il vicepresidente vicario nazionale Alfonso Ercole, nonché il rappresentante ufficiale della Casa d’Austria Georg d’Asburgo-Lorena.

“Voglio esprimere gratitudine per questa presenza – sono state le parole del presidente Rossi – che allarga a dimensioni più universali il senso di questa giornata. Siamo qui non per celebrare vittorie di una parte sull’altra, ma per gridare tutti insieme ‘mai più guerra’. Un grido al quale il popolo trentino si unisce con grande forza, perché ha sperimentato sulla propria pelle quali disastri provochi una guerra”. Il presidente ha poi voluto porre l’accento sull’attualità e sull’importanza dell’Autonomia, che significa, innanzi tutto, responsabilità: “Abbiamo l’obbligo di fare memoria e di assicurare formazione alle nuove generazioni. Abbiamo iniziato un percorso a più tappe che è cominciato in gennaio, al castello del Buonconsiglio, dove allo stesso tavolo si sono seduti l’arciduca Martino d’Este e il presidente nazionale Ana Sebastiano Favero. Vi è poi stata la volontà espressa dall’intero Consiglio provinciale di stabilire il 14 ottobre come data nella quale commemorare tutte le vittime militari e civili della guerra. Solo facendo incontrare tutte le diversità e le minoranze rientranti nella storia di questa terra riusciremo a salvaguardare la memoria del popolo trentino. Lo strumento per crescere si chiama Autonomia, noi trentini lo abbiamo già – ha proseguito il presidente – e abbiamo anche la stella polare alla quale guardare, si chiama Europa. Ecco perché la stiamo promuovendo insieme, trentini, altoatesini e tirolesi, dentro il gruppo di cooperazione internazionale dell’Euregio”. Infine il presidente Rossi ha concluso ricordando “un esempio di buona pratica” ovvero la 91esima adunata degli Alpini: “Il suo straordinario successo valga a ricordare che cosa può fare un territorio, quando si è capaci di unire la forze e dialogare con tutti”.
Gruppi Alpini e delegazioni di Kaiserschützen, cittadini e autorità si sono ritrovati fin dal mattino al passo e hanno sfilato fino alla chiesetta sulle note della Fanfara e del Coro Ana di Trento, dove si è tenuta la cerimonia in onore dei caduti con l’alzabandiera – tre le bandiere presenti, italiana, austriaca ed europea -  la deposizione delle corone d’alloro, una della Croce Nera Austriaca e una degli Alpini, quindi i discorsi delle autorità, fra cui un messaggio dell’arciduca Martino d'Este che ha parlato della chiesa di Santa Zita “simbolo di fratellanza fra i popoli”.

La cerimonia è proseguita con la Santa messa durante la quale l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, ha richiamato ai valori della pace: “Non c’è alternativa alla pace, al dialogo alla fraternità”, mentre il segretario di Stato del Vaticano, nel ricordare la tragedia della Prima guerra mondiale e dei nazionalismi sfociati con il Secondo conflitto, ha spiegato come la chiesetta sia davvero il simbolo “di un abbraccio fra uomini e popoli un tempo nemici”.
Al termine della celebrazione gli ospiti si sono ritrovati per il pranzo al posto di ristoro allestito dai Nu.Vol.A.

L’edificio sacro fu eretto nel 1917 e intitolato alla Santa che portava il nome dell’imperatrice, moglie di Carlo I d’Asburgo, beatificato nel 2003 per il suo impegno nel riportare la pace in Europa. L’erezione della chiesetta fu un atto votivo di riconoscenza, per la vittoria dell’offensiva del maggio 1916, che aveva allontanato il fronte di guerra dagli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, spostandolo una decina di chilometri in territorio italiano. L’edificio, sorto a fianco di un cimitero militare che accoglieva le salme di 220 soldati italiani e 576 imperiali, cominciò il suo lento degrado al termine del conflitto. Il cimitero, come tanti altri, fu smantellato e la chiesa sconsacrata e trasformata in magazzino e in stalla e alla fine degli anni Quaranta risultava già completamente distrutta.
Su proposta dello scomparso Georg Eineder, rappresentante dei Kaiserschützen, nel maggio del 2007 numerosi alpini del Trentino cominciarono a prestare la loro opera di volontariato per la ricostruzione della chiesetta, nella forma progettuale originale. La cappella di Santa Zita fu terminata nel 2008, dopo 7.000 ore di lavoro volontario.
Passo Vezzena fu luogo di accesi combattimenti durante il primo conflitto mondiale: il valico si trovava infatti lungo la linea difensiva allestita dall’esercito austro-ungarico, protetta dai possenti forti degli altipiani. A ridosso del passo vi sono infatti i ruderi di forte Busa Verle e più sopra, sul Pizzo di Levico, quelli del forte Spiz Verle, detto all’epoca “l’occhio sull’altopiano”. Poco a sud di Passo Vezzena, in territorio veneto, si tenne nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1915 la battaglia del Basson, nella quale caddero oltre 1000 fanti italiani nel tentativo di forzare le difese avversarie.
Proprio nel ricordo dei numerosi soldati che lì persero la vita, la cappella di Santa Zita è stata ricostruita per essere simbolo di pace e concordia tra i popoli.

Comunicato Ufficio Stampa PAT del 5/08/2018